In questo convegno racconto quali sono le fonti di rischio stress nelle forze armate e come si può intervenire per ridurle.

Stress lavoro correlato & Forse Armate è stato il focus  del mio intervento al convegno ‘Nessun dorma’ in difesa dei diritti dei militari del sindacato italiano a cui sono stata invitata, a marzo 2019,  per analizzare la presenza dello stress-lavoro correlato nelle Forze Armate. 

Abbiamo analizzato i risultati di un’unica indagine realizzata per misurare il benessere organizzativo del personale civile e militare della direzione.

Abbiamo esplorato la complessità di valutare lo stress lavoro correlato nelle Forze Armate e quali interventi correttivi potrebbero essere implementati per ridurre i livelli di rischio.

Cosa si intende per rischio stress lavoro correlato?

La valutazione del rischio stress è stata introdotta come obbligo per tutte le organizzazioni che abbiano almeno un dipendente. Si tratta di individuare quei fattori lavorativi che potenzialmente potrebbero diventare elementi stressanti, per chi lavora all’interno dell’organizzazione. 

E’ importante precisare che valutare il rischio stress significa valutare l’ambiente di lavoro e le caratteristiche del lavoro e non il livello di stress che i lavoratori accumulano.  Tale valutazione è finalizzata alla prevenzione, alla riduzione e infine all’eliminazione dei suddetti fattori stressanti, attraverso la progettazione condivisa e la realizzazione di opportuni interventi di miglioramento. 

Nell’ambito militare, non vi è possibilità di applicare in toto questa norma. 

L’arruolamento è diventato una scelta assolutamente volontaria per cui essere un militare è, teoricamente, una scelta consapevole, che comporta l’accettazione delle conseguenze che potrebbe arrecare alla propria incolumità sia fisica che mentale. Oltre al fatto che un’organizzazione militare non può essere immune da qualsiasi rischio.

Sono mai state fatte indagini sul benessere lavorativo nelle Forze Armate?

L’unico documento che ho trovato riguarda un’indagine realizzata dalla Direzione Generale della Previdenza Militare e della Leva, sul ‘benessere organizzativo’, rivolto al personale civile e militare, alla quale hanno partecipato 151 persone, suddivise per genere, età, anzianità di servizio, ruolo e articolazione.

Attraverso la somministrazione di questo questionario si mirava a mettere in evidenza gli aspetti positivi della direzione ma anche la possibilità di portare alla luce eventuali criticità e tensioni.

In questa immagine mostro i risultati che sono emersi da un'indagine sul benessere organizzativo, realizzata dalla Direzione Generale della Previdenza Militare e della Leva

Dall’indagine sono emerse alcune aree al limite tra il rischio medio e rischio basso (indicati con la freccia verde), in particolare lo sviluppo del personale e la carriera, la soddisfazione lavorativa e il supporto dei superiori.

L’unica area critica che emerge dai risultati è legata alla retribuzione dei dipendenti (indicata con la freccia rossa).

Questi risultati sono veritieri? 

Ho i miei dubbi che rappresentino in modo corretto la realtà delle Forze Armate.

Nella mia esperienza professionale, quando in un’azienda il clima generale è positivo, cosi come emerge da questi dati, difficilmente si tende a lamentarsi della retribuzione: dimensione che, tra l’altro, non viene quasi mai analizzata dalle aziende. 

Sicuramente l’insoddisfazione economica potrebbe rappresentare una possibile fonte di rischio stress, anche se a volte può diventare un capro espiatorio, soprattutto quando non si è soddisfatti di alcuni aspetti del lavoro che non sono risolvibili. Anzi direi che nessuna ricompensa economica può essere sufficiente a colmare un certo malcontento. 

Come si può avere una rappresentazione veritiera della presenza di stress nelle Forze Armate?

Per avere una rappresentazione aderente alla realtà si dovrebbero confrontare le valutazioni soggettive con dati oggettivi, come gli ‘eventi sentinella’ che permettono di evidenziare, in modo diretto e chiaro, se il cosiddetto ‘rischio stress’ si è già manifestato concretamente all’interno dell’organizzazione. Se andiamo a guardare gli indici di assenteismo, gli infortuni, le ferie non godute, le assenze dal lavoro che includono la possibilità di accedere a licenze o permessi per paternità, istanze giudiziarie come per mobbing, per molestie, così come il tasso di suicidi, probabilmente arriveremmo ad una conclusione molto diversa. 

Qual è la reale situazione nelle Forze Armate?

Provate ad immaginare un soldato, per esempio, in un teatro operativo, dove insieme ai rischi connessi allo specifico impiego dello strumento militare, si aggiungono anche i rischi potenziali e peculiari all’aspetto geografico e morfologico del paese. Un soldato che, ad esempio, si ritrova in un reparto all’estero, magari non si riconosce negli obiettivi e nei compiti di quella missione per la quale è stato coinvolto. Spesso si parla di ‘missione di pace’ ma che di fatto non lo è. E si ritrova a dover gestire dei conflitti, sotto bombardamenti, esposto all’uranio impoverito e con la possibilità che possa essere ucciso oppure alla possibilità di vedere morire i propri compagni e amici, a volte addirittura si ritrova anche a dover combattere contro donne o bambini. 

C’è rischio stress lavoro correlato nelle Forze Armate in missione sul territorio italiano?

Se pensiamo a Strade Sicure, avviata nel 2008, in 38 città, è una missione finalizzata al contrasto della microcriminalità e alla protezione di obiettivi sensibili come aeroporti, stazioni e consolati, per aiutare la Polizia e per eliminare le mansioni di pattugliamento.

I soldati stessi in più occasioni hanno evidenziato numerose criticità, legate alla non corretta applicazione del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro: i militari sono obbligati a stare in piedi fuori dal mezzo anche sei ore al giorno, in qualsiasi condizione atmosferica, senza la possibilità di sedersi o di fare pause, portando addosso un equipaggiamento di oltre venti chili. 

Nei forum non ufficiali dell’Esercito, i soldati lamentano turni prolungati e insostenibili, giorni di riposo negati, paghe misere, pressioni e mobbing da parte dei superiori. 

Le caserme non sono in grado di ospitarli adeguatamente e, a volte, non possono usufruire di acqua calda e riscaldamento.

Quanti sono con esattezza i militari morti suicidi ad oggi?

È importante sempre partire da dati certi, che ci consentono di comprendere l’entità dei fenomeni indagati e di intervenire in modo adeguato e di riflettere sulla condizione generale dei soldati militari. 

Il problema dei suicidi in divisa sta diventando sempre più allarmante. Nel 2021 sono stati segnalati 57 suicidi in divisa e non tutti gli eventi vengono resi noti, il più delle volte per volontà dei familiari.

Purtroppo, molto spesso, questo gesto estremo, viene messo sotto silenzio ma non dimentichiamo che i soldati vivono in situazioni di costante pericolo. Il loro lavoro è fortemente usurante, logorante, ansiogeno e determina un livello di stress cronico che dovrebbe essere accompagnato e supportato psicologicamente in modo costante con periodi adeguati di stacco e di riposo. 

Dobbiamo poi considerare anche i traumi vissuti dai soldati, che non riguardano solo eventi vissuti in prima persona, bensì anche traumi vicari: quei traumi vissuti indirettamente attraverso l’osservazione o l’esposizione a eventi vissuti da altri. 

Cosa si può fare per prevenire il rischio stress lavoro correlato nelle Forze Armate?

Il Ministro della Difesa sottolinea l’importanza della prevenzione realizzata attraverso l’assistenza psicologica, che consente di cogliere in anticipo i segnali di allarme, soprattutto per chi è stato coinvolto in attentati, terremoti o calamità naturali.

Abbiamo la certezza che i militari siano esposti a stress cronico e a rischi depressivi, in quanto vivono in una situazione costante di pericolo e soprattutto, spesso, non si sentono liberi di esprimere il loro disagio: questo potrebbe comportare danni sulla loro carriera militare e di conseguenza sulla loro famiglia. 

Perciò, è necessario intervenire subito.

In che modo il supporto psicologico può aiutare?

Sicuramente è necessario intervenire nella gestione di disturbi post-traumatici da stress. 

Bisogna considerare la depressione e lo stress post traumatico il risultato prevedibile di un lavoro intenso, faticoso e stressante con forte carico emotivo e psicologico E NON un limite soggettivo, una fragilità della persona, un male da nascondere, che rischia di esplodere poi con gesti estremi.

È importante anche capire che lo stress cronico, la depressione e tutte le altre patologie da costrizione lavorativa, non avvengono solo a seguito di conflitti bellici, ma anche nel normale svolgimento del servizio. 

Quali interventi organizzativi potrebbero essere realizzati?

Probabilmente non è possibile intervenire su ogni possibile fonte di stress, tuttavia è possibile: 

  • contenere i comportamenti vessatori, 
  • riorganizzare i carichi di lavoro, 
  • intervenire su problematiche relazionali con i capi e colleghi, 
  • concedere un numero adeguato di giorni di riposo, soprattutto in concomitanza di missioni impegnative, 
  • ipotizzare interventi formativi e informativi più mirati 
  • apportare delle modifiche organizzative come in qualunque altra organizzazione lavorativa.
  • si potrebbe garantire uno sportello di ascolto fisso ed una sorveglianza psicologica costante da parte di un professionista competente. 

Magari non basteranno questi interventi a cambiare la condizioni di stress psico-fisico dei soldati militari, ma sicuramente è un buon inizio.

Avviare un progetto di valutazione del rischio stress lavoro correlato nelle Forze Armate –  Quali benefici potrebbe portare?

Valutare concretamente il rischio stress faciliterebbe un processo attivo di cambiamento, significherebbe ri-accendere la speranza di migliorare le condizioni di lavoro, di tutelare i diritti dei militari per ridare dignità ad una scelta professionale onorevole. 

È fondamentale garantire un maggior benessere a chi è pronto a sacrificare la propria vita e il proprio tempo per la patria, con grandi sacrifici personali e familiari invisibili agli occhi esterni. 

Mi chiedo chi è disposto oggi a sacrificare la propria vita, i propri legami personali, le proprie relazioni, per un’organizzazione militare che da un lato ti offre un lavoro stabile ma dall’altro non garantisce neanche i requisiti minimi di sicurezza. 

Targhetta di riconoscimento per la difesa dei diritti dei militari

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